16
aprile

Blockchain e fotovoltaico



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In meno di dieci anni, il bitcoin fu appunto inventato nel 2009, le criptovalute hanno rivoluzionato il mondo dei pagamenti cambiando per sempre il modo in cui le persone guadagnano, risparmiano e spendono. Per quanto criticate e spesso soggette ad operazioni economiche non chiare o borderline le criptovalute hanno attirato l’interesse dei maggiori protagonisti del sistema economico mondiale e il loro potenziale per lo sviluppo di nuove forme di business è fuori discussione.

Quello che rende molto interessante il loro sistema è il paradigma che ne è alla base, chiamato Blockchain. Ma che cos’è questo paradigma?

Sul suo sito, Reply ne offre una definizione semplice e al contempo illuminante: si tratta di un «registro transnazionale sicuro, condiviso da tutte le parti che operano all’interno di una data rete distribuita di computer. Registra e archivia tutte le transazioni che avvengono all’interno della rete, eliminando in definitiva la necessità di terze parti “fidate”».
Il nodo cruciale deriva dalla sua natura distribuita: ogni nodo del network svolge un ruolo nella verifica delle informazioni, inviandole al successivo in una catena composta da blocchi, blockchain appunto.

In un interessante articolo pubblicato da Alessandro Pellegrini su LinkedIn disponibile a questo link si analizzano quelle che sono le potenzialità dell’utilizzo della tecnologia Blockchain in ambito energetico e del fotovoltaico in particolare, infatti la blockchain è un metodo sicuro e trasparente per tracciare digitalmente la proprietà del bene e dell’utente finale.

Il mondo della produzione dell’energia elettrica, infatti, è per sua natura molto più distribuito e lo sarà sempre di più con la crescita del fotovoltaico domestico. Immaginate una rete integrata a livello mondiale in cui grandi e piccoli impianti di pannelli fotovoltaici, pale eoliche, concentratori solari termici, sistemi di accumulo e conservazione dell’elettricità, utenze industriali e domiciliari, rappresenteranno milioni di nodi interconnessi da cavi di tutte le dimensioni e potranno interagire direttamente, comprare e vendere elettricità attraverso scambi intrinsecamente sicuri oltre tutte le frontiere.

Uno degli esempi pratici di applicazione è quello del SolarCoin, la prima criptovaluta energetica.

Il SolarCoin è una risorsa e valuta digitale basata su blockchain progettata per potenziare e incentivare il passaggio a sistemi di energia pulita. La criptovaluta basata sul consumo energetico mira a promuovere la produzione globale di energia solare in questo modo:

In realtà 1 SolarCoin (SLR) = 1 MWh di energia solare prodotta.

Sono già numerosi i progetti pilota aperti per tecnologie di reti intelligenti che adottano la tecnologia blockchain per superare i vincoli fisici della rete come per esempio Greeneum che collega tutte le entità della filiera energetica con un mercato energetico decentralizzato e sostenibile che consente la monetizzazione intelligente per le transazioni energetiche in tempo reale oppure la start-up Grid + che ha raccolto 29 milioni di dollari in prevendita prima di diventare pubblica.

Il potenziale della tecnologia blockchain cambierà la rete di distribuzione, aiuterà le multiutility (gas, rifiuti, acqua ed elettricità) a ripensare il valore energetico come siamo abituati a conoscere e l’intero mercato nei prossimi anni sarà rimodellato. Chi prima arriverà su questo mercato con proposte concrete e stabili, siamo certi, ne gioverà in maniera massiccia.

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